La Madonna di Fatima pellegrina a Pratola Serra (AV)

In un comune di 3.700 abitanti, situato in Campania e caratterizzato da un territorio collinare, l’effige della Madonna di Fatima pellegrina è stata accolta da Don Andrei Cadar Razvan, parroco di Maria SS.ma Addolorata, insieme al sindaco, al maresciallo dei carabinieri e altre autorità comunali, e portata in processione verso la parrocchia. Dopo la solita accoglienza e la santa messa solenne i missionari degli Araldi si sono messi a parlare con i fedeli che facevano delle domande su Fatima e il suo messaggio.

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“Pane vivo disceso dal Cielo”

“Pane vivo disceso dal Cielo”

Salendo al Cielo, Gesù non avrebbe potuto lasciarci un regalo più grande dell’Eucaristia. Che cosa di più prezioso del suo stesso Corpo e Sangue, Anima e Divinità? Sì, nella Santa Ostia Gesù è realmente presente,proprio come nella sua vita terrena, ma nascosto sotto il velo del pane e del vino. Che miracolo, che grande mistero!

Infatti, l’intelligenza umana non arriverebbe mai a pensare a qualcosa allo stesso tempo di così impossibile e di così semplice: Dio e Uomo vero nascosto nell’apparenza di cibo, sempre a nostra disposizione, come rimedio del corpo e dell’anima.

Ma perché nascosto? Perché Lui vuole essere cercato dai suoi figli e dalle sue figlie. È avido di essere visitato, di essere ricevuto nel sacramento della comunione.

Ed è questo che la Solennità del Corpus Domini commemora ogni anno, dal 1264, quando fu istituita da Papa Urbano IV, attraverso la Bolla Transiturus de hoc mundo. Questa festa “dovrebbe segnare i tempi futuri della Chiesa, avendo come finalità quella di cantare Gesù Eucaristico, rendendoGli solennemente grazie per aver voluto restare con noi fino alla fine dei secoli sotto le specie del pane e del vino. Niente di più adeguato del fatto che la Chiesa commemori questo incomparabile dono.” (João S. Clás Dias, EP)

Il culto e la devozione alla Santissima Eucaristia sono cresciuti poco a poco nel corso dei secoli della vita della Chiesa. Fin dai primi tempi Essa era ricordata il Giovedì Santo – come del resto lo è anche ai nostri giorni– ma con un certo tono di tristezza, poiché quella sera il Salvatore fu tradito da uno dei suoi discepoli e consegnato nelle mani di coloro che lo avrebbero ucciso.

Più tardi, ormai nel Medioevo, questa devozione guadagnò spazio nella vita dei fedeli e della stessa Chiesa, e oltre alla celebrazione della Santa Messa, cominciarono altri movimenti di lode a Gesù Ostia. “L’ultimo impulso venne dalle visioni di Santa Giuliana di Monte Cornillon, una monaca agostiniana belga, cui Gesù chiese l’istituzione di una festa annuale in segno di ringraziamento per il sacramento dell’Eucaristia. La religiosa trasmise questa richiesta all’arcidiacono di Liegi, il quale, eletto Papa 31 anni dopo, adottò il nome di Urbano IV. Poco dopo questo Pontefice istituiva la festa del Corpus Domini, che finì per diventare uno dei punti culminanti dell’anno liturgico in tutta la Cristianità.” (João S. Clás Dias, EP)

Infatti, nel 1263, un sacerdote di nome Pietro, originario di Praga, era in viaggio alla volta di Roma, e nel cammino cominciarono ad assalirlo tentazioni violente contro la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, ma egli non si lasciava vincere da tale pensiero. A un certo punto egli arrivò nella città di Bolsena, distante circa 120 Km da Roma, e decise di fare lì una pausa, e approfittò per celebrare la Santa Messa, per fortificare la sua fede colpita da queste terribili tentazioni.Untitled-1

Tuttavia, quanto più egli cercava di allontanare questi pensieri increduli, più forti essi tornavano nella sua mente. Questo s’intensificò particolarmente al momento della Consacrazione del pane. In quel frangente, il sacerdote guardò l’Ostia e vide grondare gocce di sangue! La sua emozione fu immensa. Il torturante dubbio cui egli non voleva dare ascolto si dissolse e volò via come la polvere della terra sollevata dal vento.

Passati i primi momenti di forte commozione, Pietro decise di continuare il suo viaggio a Roma e di raccontare al Papa l’accaduto. Urbano IV lo ricevette e ascoltò attentamente tutti i particolari di tale impressionante miracolo. In seguito ordinò che fosse accertata la sua veridicità, e, una volta confermata, organizzò una processione in testa alla quale si pose il Servo dei servi di Dio. Giunto alla città di Orvieto (che si trova a 20 Km da Bolsena) gli venne incontro un’altra processione con l’Ostia miracolosa, tutta impregnata di sangue e avvolta in un corporale. Untitled-1-Recovered

Fu proprio lì a Orvieto che Urbano IV decise di istituire la celebrazione di una festa in onore del Santissimo Sacramento, che ancor oggi conosciamo come Festa del Corpus Domini. Non si sa se per una di queste soprannaturali coincidenze – che non sono mai accidentali – oppure se perché facevano parte della comitiva che accompagnava il Papa, si trovavano nella stessa città due dei maggiori teologi di tutti i tempi: San Tommaso d’Aquino e San Bonaventura. Il Papa, allora, li convocò – insieme ad altri teologi – e chiese loro di comporre una sequenza1 per la Messa della festa.

Scaduto il termine pattuito, tutti loro comparvero davanti al Sommo Pontefice per presentare le loro composizioni. Il primo fu San Tommaso d’Aquino, che cominciò a leggere il Lauda Sion. Appena ebbe terminato la lettura, tutti i presenti, e soprattutto San Bonaventura, stracciarono i loro scritti e applaudirono il magnifico capolavoro, vera sintesi teologica sull’Eucaristia, talmente bello che lasciamo che le sue parole concludano questo articolo:

Loda, o Sion, il Salvatore, loda la guida e il pastore con inni e cantici.

Quanto ti è possibile, osa lodarLo perché Egli è superiore ad ogni lode e mai lo loderai in modo degno.

Ci è oggi proposto un tema speciale di lode: il Pane vivo che dà la vita.

È Lui che alla mensa della sacra cena fu distribuito ai dodici, come in verità crediamo.

Sia la lode piena, risonante, che sia lieto, sia appropriato il giubilo della mente.

Poiché celebriamo il giorno solenne che ci ricorda l’istituzione di questo banchetto.

In questa mensa del nuovo Re, la pasqua della nuova legge mette fine alla pasqua antica.

Il rito nuovo rigetta il vecchio, la realtà dissipa le ombre come il giorno dissipa la notte.

Ciò che Cristo ha fatto durante la Cena, ci ha ordinato di farlo in memoria sua.

E noi, ammaestrati coi suoi sacri insegnamenti, consacriamo il pane e il vino in ostia di salvezza.

È dogma di fede per i cristiani che il pane si converte nella carne e il vino nel sangue del Salvatore.

Ciò che non comprendi, ciò che non vedi, una Fede vigorosa te lo assicura, elevandoti al di sopra dell’ordine naturale.

Sotto specie diverse, apparenze e non realtà, si nascondono realtà sublimi.

La carne è cibo, il sangue bevanda; eppure sotto ogni specie Cristo resta intero.

E chi lo riceve non lo spezza né lo divide, ma lo riceve tutto intero.

Sia lo ricevano in mille, sia uno solo, tutti ricevono lo stesso, né ricevendolo possono consumarlo.

Lo ricevono i buoni e i cattivi ugualmente, tutti ricevono lo stesso, ma con effetti diversi: i buoni per la vita e i cattivi per la morte.

Morte per i cattivi e vita per i buoni: vedi come sono differenti gli effetti che produce lo stesso alimento.

Quando l’ostia è divisa non tentennare, ma ricorda che il Signore si trova tutto sotto il frammento, quanto nell’ostia intera.

Nessuna divisione può violare le sostanze: soltanto i segni del pane, che vedi con gli occhi della carne, sono stati divisi! Né lo stato, né le dimensioni del Corpo di Cristo sono alterate.

Ecco il pane degli Angeli che diventa alimento dei pellegrini: veramente è il pane dei figli di Dio che non deve essere gettato ai cani.

Le figure lo simbolizzano: è Isacco che s’immola, l’agnello che si destina alla Pasqua, la manna data ai nostri padri.

Buon pastore, pane vero, abbi pietà di noi. Nutrici, proteggici, facci contemplare il Bene supremo nella terra dei vivi.

Tu, che tutto sai e tutto puoi, che ci alimenti in questa vita mortale, ammettici in Cielo, alla tua mensa e facci tuoi coeredi e compagni di coloro che abitano la città santa.

1 Sequentia, o in italiano sequenza, è un termine latino usato per designare un passo del canto gregoriano cantato durante la Santa Messa. Per molti secoli fu cantato prima della lettura del Vangelo, ma, con la riforma della liturgia nel 1970 la sequentia fu portata a prima dell’alleluia. Attualmente essa è utilizzata solo in Messe più festive, come la Solennità del Corpus Domini, Pasqua, Pentecoste, tra le altre.

Gesù è realmente presente nell’Eucaristia? In che maniera?

Gesù è realmente presente nell’Eucaristia? In che maniera?

                                                                                                                 Don Michel Six, EP

Il nostro obiettivo in questo lavoro è quello di indicare come, nel suo sesto capitolo, l’Evangelista Giovanni illustri la vera interpretazione sulla Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia. Questa Presenza è effettiva, Cristo l’ha voluta così, e il racconto del quarto Evangelista non lascia margini ad altre interpretazioni. Le parole del Maestro non possono essere metafore e anche la reazione di quelli che erano presenti alla scena ne conferma il senso vero, come vedremo.

 

San Giovanni fu, secondo quanto ci dice la Tradizione, l’ultimo a scrivere il suo Vangelo. Infatti è solamente intorno all’anno 90 che egli riferì i fatti della vita del Signore. Tra i diversi motivi che lo indussero a scriverli ci fu che già in quell’epoca cominciavano a sorgere eresie ed è per questo che egli tratta specificamente la Santissima Eucaristia, già prevedendo future interpretazioni divergenti da parte degli eretici.

 

 

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È di fede che l’Eucaristia è stata veramente istituita da Nostro Signore. Nel capitolo VI di San Giovanni vediamo che il Salvatore ci promette il suo Corpo e il suo Sangue come alimento e bevanda spirituale. E nel Sacramento dell’Eucaristia c’è un autentico sacrificio che annuncia la morte di Cristo e rinnova, in forma incruenta, l’immolazione del Calvario, il cui valore espiatorio cancella i reati degli uomini; si tratta di un Sacramento che contiene realmente Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo.

 

Commenta Hugon che: “l’istituzione dell’Eucaristia da parte di Nostro Signore non era stata posta in dubbio prima del XIX secolo. I protestanti, originariamente, si sforzavano di trarre dalle parole di Cristo il loro senso letterale, e di spiegare che l’Eucaristia è solamente la figura del Corpo e del Sangue; essi non contestarono né l’autenticità della narrazione evangelica, né l’istituzione divina dell’Eucaristia come simbolo”. (1)

 

È da tenere in considerazione che gli stessi protestanti che prendono tanti passi delle Scritture nel senso letterale, “alla lettera”, in questo sesto capitolo non vedono nelle parole di Nostro Signore il senso letterale ovvio da Lui inteso nel proferirle. Al contrario, relegano quelle parole a uno stile figurativo, simbolico o persino allegorico.

 

Tuttavia basta analizzare un po’ più a fondo questo capitolo per vedere chiaramente le intenzioni del Maestro e il suo riferimento chiaro e diretto al suo Corpo e al suo Sangue.

 

In primo luogo vediamo, nello stesso testo, il senso letterale e ovvio delle parole:

 “Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.” (Gv 6, 48-57).

È impressionante verificare come Gesù ripeta varie volte l’affermazione che si tratti realmente della Sua carne e del Suo sangue. Così, non è possibile sostenere che sia una mera metafora quanto troviamo in queste parole.

Metafora, infatti, non può essere, poiché Nostro Signore non cerca di attenuare le sue dichiarazioni, pur sapendo che sta “scandalizzando” gli altri. Nel versetto 52 i giudei confermano di aver inteso letteralmente il senso delle parole: “Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?” Tuttavia, il divino Maestro non li corregge su ciò che hanno inteso, ma afferma qualcosa di ancora più audace: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita” (Gv 6, 53).

            Un altro punto da considerare è lo “scandalo” causato negli astanti. Anche di fronte all’apostasia di questi, Nostro Signore non si ritrae, è più audace, e persino prova la fede di coloro che rimangono, dimostrando che questo è davvero un punto cruciale quando si tratta dell’Eucaristia: “Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: "Forse anche voi volete andarvene?” (Gv 6, 66-67). Egli non cerca di scagionarsi, non attenua le sue affermazioni. È evidente che se non fossero state affermazioni letterali, Egli avrebbe persuaso i discepoli a rimanere, invece questo non è accaduto.

            Non è possibile dare un’altra interpretazione alle parole di Cristo.

 

(1) L’institution de l’Eucharistie par Notre-Seigneur n’avait pas été mise en doute avant le XIX ème siècle. Les protestants de l’origine s’efforçaient d’enlever aux paroles du Christ leur sens littéral et d’expliquer que l’Eucharistie n’est que la figure du corps et du sang; ils ne contestaient ni l’authenticité du récit évangélique ni l’institution divine de l’Eucharistie comme symbole (Cfr. HUGON, La Sainte Eucharistie. Paris : Pierre Téqui, 1916).