La pace che il mondo ignora

Pubblicato: Ultima modifica: marzo 16, 2016

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La pace che il mondo ignora

Soltanto alcuni minuti di passeggiata nei dintorni della Certosa di Serra San Bruno sono bastati per scoprire che, molte volte, il silenzio parla senza aver bisogno di parole.

Suor Lucia Ordoñez Cebolla, EP

C’era una volta un certosino che scavava all’esterno del suo convento quando, inaspettatamente, s’imbatté in un corpo. Era quello di un monaco lì interrato da molto tempo, ma che si era conservato incorrotto, come se fosse vivo, al punto che il suo sangue fresco zampillò quando il frate lo colpì con la sua pala. Pieno di emozione, il religioso corse a comunicare il miracolo al padre superiore, il quale, senza perdere la sua serenità, gli disse: “Torna a chiudere la buca”.

 

Tale episodio, che è giunto fino a noi conservando l’anonimato dei suoi protagonisti, potrebbe benissimo essersi verificato nella Certosa dove morì il suo santo fondatore — l’Eremo di Santa Maria della Torre, in Calabria —, poiché fa parte della regola essere interrati senz’altra bara che il proprio abito e senza altro epitaffio che una croce.

 

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Quest’ordine religioso, fondato da San Bruno il 15 agosto 1084, ha attraversato i secoli senza subire alcun cambiamento nei suoi statuti: “numquam reformata quia numquam deformata —non è stato mai riformato, perché non è stato mai deformato”.[i] Ancora oggi, i suoi conventi brillano per una medesima forma di vita contemplativa, nella quale l’austerità della penitenza, il silenzio, il lavoro manuale e la preghiera comunitaria si fondono, trasformando la vita dei suoi membri in un olocausto dal gradevole profumo che sale fino a Dio.

 

Il luogo dove San Bruno visse i suoi ultimi anni si trova in una regione montuosa, bagnata da fiumi e piccoli laghi. In certe stagioni dell’anno, la nebbia e il freddo aumentano ed esaltano l’avvolgente mistero del luogo. Difficilmente si trovano al mondo  luoghi come questo, dove la volontà di volgere lo spirito a Dio in preghiera scaturisce in maniera così intensa e profonda. Nei suoi giardini c’è, senza dubbio, una discreta azione dello Spirito Santo, che ci invita a elevare la mente alle montagne eterne.

 

Tuttavia, lungi dal distinguersi dal resto della Chiesa militante, la Certosa di Serra San Bruno, intrisa oltremodo del carisma del suo fondatore, regola la vita della cittadina che la circonda, visto che, nonostante sia radicale nel suo allontanamento dal mondo, l’ordine impregna con la sua sacralità coloro che da lei si lasciano influenzare.

 

—È la prima volta che venite? — ci ha domandato un montanaro della regione — Perché tornerete, perché San Bruno attira, vi spinge!

 

E così è stato. Soltanto alcuni minuti di passeggiata nei boschi che circondano il monastero sono bastati per scoprire quanto possa parlare il silenzio senza aver bisogno di parole e quanto la solitudine porti a convivere con Dio stesso. In quest’ambiente pervaso di grazie, persino il rigore del lavoro e della penitenza si raddolcisce al contatto con il mondo soprannaturale, incomparabilmente superiore a quello che sperimentiamo.

 

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Dopo aver conosciuto questa Certosa, abbiamo potuto comprendere meglio le parole proferite dal Divino Maestro: “Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 10, 42)... Le anime che si lasciano afferrare dalla contemplazione “sono la molla occulta, il motore che dà impulso, su questa Terra, a tutto quanto concerne la gloria di Dio, il Regno di suo Figlio e il compimento perfetto della volontà divina”.

 

Una lapide del museo della Certosa di Santo Stefano, appartenente allo stesso complesso religioso, riassume tutto quanto vi si sperimenta, con una bellissima frase di San Bruno: “Qui, con la fatica del combattimento, Dio dà ai suoi atleti la desiderata ricompensa, cioè, la pace che il mondo ignora e la gioia

 


i - BAUMANN, Émile. Comment vivent les Chartreux. Paris: Flammarion, 1936, p.5.

ii - AA.VV. Enciclopedia Universal Ilustrada. Europeo-Americana. Madrid: Espasa-Calpe, 1930, t.XI, p.1494. Per decreto del Concilio Vaticano II, il Capitolo Generale dell’Ordine ha approvato i suoi Statuti Rinnovati, nel 1971, conservando però come un qualcosa di molto sacro il ritiro dal mondo e gli esercizi propri della vita contemplativa (cfr. STATUTI DELL’ORDINE CERTOSINO. C.I, n.3. In: www.chartreux.org).

iii - GUÉRANGER, OSB, Prosper. Le XXIV Novembre. Saint Jean de la Croix, confesseur. In: L’Année Liturgique. Le Temps après la Pentecote. 5.ed. Paris: H. Oudin, 1902, t.VI, p.444.

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