Esiste Dio?

Pubblicato: Ultima modifica: gennaio 26, 2017

Fatto da Maicon Beckhauser

Esiste Dio

Per l’ordine nella sua costituzione, per la precisione nel suo
movimento e bellezza sconvolgente, l’universo proclama
l’impossibilità di essersi originato dal caso.

  Narra un’antica rivista francese1 che, quando Napoleone Bonaparte si trovava prigioniero nell’Isola di Sant’Elena, il generale Bertrand, uno dei suoi ufficiali, con l’intenzione di fargli uno scherzo, chiese:
– Chi è Dio? Lo ha visto qualche
volta?
– Ti risponderò con un’altra domanda
– replicò Napoleone. Per caso la genialità è una cosa visibile? L’hai già vista per credere in lei? Invece, nel campo di battaglia, quando si aveva bisogno di una strategia geniale per ottenere la vittoria, tutti gridavano: “Dov’è l’imperatore?”.
– È vero – riconobbe il generale.
– Ora, che significava questo grido, se non il fatto che credevate nella mia genialità? E come le mie vitvittorie vi hanno fatto credere in me, l’universo mi fa credere in Dio, poiché che cos’è la migliore manovra di guerra a confronto col movimento degli astri?

Conoscere Dio attraverso le sue opere

  Questo piccolo fatto illustra come persino uno avido di potere e glorie mondane, che ha condotto una vita lontana dalla pratica della Religione, era capace di riconoscere l’esistenza del Creatore attraverso le sue opere. Infatti, come afferma l’Apostolo, “dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute” (Rm 1, 20).

  Il ragionamento, del resto, non è nuovo. Già Aristotele affermava che Dio, “sebbene invisibile a ogni natura mortale, può esser visto nelle sue opere”.2 E il Catechismo della Chiesa Cattolica, facendo eco ai due Concili Vaticani, afferma: “La santa Chiesa, nostra Madre, sostiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create”.3

  Pertanto, servendoci di esempi, comparazioni e alcuni fatti storici, cerchiamo di rafforzare le nostre convinzioni sull’esistenza di Dio, per amarLo meglio, servirLo e riverir-Lo.

Causa prima di tutte le cose

  Cominciamo col chiederci: è possibile giustificare l’esistenza delle cose che ci circondano?

  Prendiamo, per esempio, una casa. Essa non si costruisce da sola; necessita di un costruttore. Lo stesso vale per una pianta che proviene da un seme, e questo, a sua volta, da un’altra pianta. Non c’è niente che non abbia avuto un inizio e che non provenga da un altro essere. Uno potrebbe anche ricorrere a una lunga serie di sementi e di piante, che si precedono l’un l’altra; in ogni caso, sempre arriverebbe a un primo seme o a una prima pianta dalla quale proverrebbero le altre. Allora, sarà necessario svelare chi è l’autore e la causa della prima semente o della prima pianta. Chi è ? Solamente può essere Dio, la causa prima di tutte le cose.

  Immaginiamo che, camminando in pieno deserto, ci imbattiamo in uno splendido palazzo. E in uno dei suoi sontuosi saloni si sta svolgendo un lauto banchetto. Sarebbe realmente possibile pensare che essi siano il frutto della casualità? Diremmo di no, poiché certamente c’è stato chi ha costruito il palazzo, chi ha allestito la tavola e preparato la refezione. Sarebbe assurdo affermare che tutto questo è sorto in modo spontaneo, che è stato una semplice conseguenza del caso.

Un ordine sorprendente e inesplicabile

  Ora, il mondo è un palazzo meraviglioso e un banchetto magnifico ci è servito tutti i giorni. Niente è così bello come l’ordine che regna nell’universo. Il movimento degli astri che girano sopra le nostre teste senza mai scontrarsi gli uni con gli altri, la struttura dei fiori, l’organismo estremamente complesso del corpo umano, tutto denota un ordine sorprendente e inesplicabile.

  Immaginiamo ora di trovare nel mezzo di un campo una statua di marmo di una bellezza mirabile. La prima domanda che sorge vedendola è: chi è l’artista che l’ha fatta? Perché nessuno oserebbe dire che questa statua è nata dal nulla.

  Dunque siamo in presenza di un’opera immensamente più bella: il mondo. La conclusione è inevitabile: questo mondo non può esser stato organizzato con tanta armonia se non da un’intelligenza, e questa intelligenza è quella di Dio.

  Si attribuisce all’empio Voltaire un adagio che ben sintetizza tale necessità: “Quanto più penso, meno posso immaginare che, senza un orologiaio, questo orologio possa funzionare”.4

  Opinione di uno scienziato contemporaneo

  Alla stessa conclusione giunge l’astronomo britannico contemporaneo Sir Fred Hoyle: “La vita non può avere avuto un inizio aleatorio. […] Esistono circa duemila enzimi, e la possibilità di ottenerli tutti in un’esperienza aleatoria è soltanto una parte su 1040.000, una probabilità così scioccantemente piccola che non dovrebbe essere considerata nemmeno nel caso che il mondo intero sia una zuppa organica”.5 Ossia, si impone la necessità di un Creatore.

  Più noto e ancor più significativo è l’altro esempio dato dallo stesso scienziato: “Si immagini che un tornado passi su un deposito di rottami dove sono ammucchiati in totale disordine tutti i pezzi e pezzetti di un Boeing 747. Quale sarebbe la probabilità che, dopo il suo passaggio, resti nel deposito un Boeing 747 tutto bello e montato e pronto a volare? Completamente trascurabile, anche se il tornado avesse attraversato depositi sufficienti a riempire l’universo”.6

Aeistotele - Voltaire

Armand - Sir

Il duplice esempio del libro

  Prendiamo un sacchetto pieno di piccoli pezzetti di carta, ognuno contenente una lettera dell’alfabeto, e gettiamo simultaneamente tutti i pezzetti di carta per terra. C’è qualcuno che affermi la possibilità che queste lettere possano formare una pagina, o un libro intero fatto di idee che seguono un ordine logico,
per semplice caso?

  – No, quando leggiamo un libro, pensiamo al suo autore. Se l’opera è interessante, elogiamo la grande capacità di chi l’ha fatta, ma se è noiosa, nutriamo disistima nei confronti dello scrittore. Nessuno elogia o accusa mai il “caso”.

  C’è molto più ordine e armonia nell’universo che nel migliore dei libri. Tutto ha pertanto un autore, Dio.

  Per la famosa scuola dei Vittorini, “il mondo è, infatti, un libro scritto dalla mano stessa di Dio. […] Un ignorante vede un libro aperto; egli percepisce segni, ma non conosce né le lettere né il pensiero che esse esprimono. Allo stesso modo l’insensato, l’uomo animale che non percepisce le cose di Dio, vede la forma esteriore delle creature visibili, ma non comprende i pensieri che esse manifestano. L’uomo spirituale, al contrario, sotto questa forma esteriore e sensibile, contempla e ammira la sapienza del Creatore”.7

Testimonianza della nostra coscienza

  Gli argomenti che trattiamo ci conducono alla costatazione dell’esistenza di Dio attraverso l’osservazione dell’universo e dell’ordine nella creazione. Tuttavia, desideriamo presentarne a seguire altri due che parlano continuamente nel nostro stesso intimo.

  Praticando buone azioni sperimentiamo un sentimento di gioia, optando per il male la nostra coscienza protesta e ci biasima, causandoci allora il rimorso. Di per se stessa, la coscienza discerne il bene e il male, e sente che ci sono cose permesse e altre proibite.

  Ora, essendoci questa legge che regola le coscienze, è necessaria l’esistenza di un Legislatore che l’abbia determinata. Così, l’appello della coscienza umana proclama l’esistenza di un sovrano Maestro delle coscienze, che è Dio.

Mai si è trovato nella Storia un popolo ateo

La Creazione  L’umanità intera unisce la sua voce a quella dell’universo. A rischio di insultare il buon senso di tutti gli uomini, non è opportuno mettere in discussione l’esistenza dell’Essere Supremo.

  E qui non esiste alcuna eccezione di razza, né di epoca o educazione. Ovunque, in tutte le latitudini, in qualunque grado di civiltà o di barbarie cui appartengano, tutti i popoli hanno una religione. Non troviamo mai nella Storia un popolo ateo. Dirigendoci in una qualunque parte del mondo, indipendentemente dal periodo storico, ci imbattiamo su templi, altari, cerimonie e giorni di feste religiose in lode di qualche divinità.

  Chi può ascrivere questa credenza al cuore dell’uomo? Come l’umanità intera potrebbe essere completamente in errore a questo proposito?

  Un noto antropologo francese ha scritto: “Grazie alle mie indagini che hanno passato in rassegna tutte le razze umane, ho cercato in esse l’ateismo da cima a fondo. Ma non l’ho trovato, tranne che in individui o in scuole più o meno limitate. […] In ogni tempo e luogo, la grande maggioranza dei popoli sono fuggiti da lui. Non ho trovato in nessun luogo una razza importante, e neppure una sua suddivisione meno importante, che professasse l’ateismo”.8

  Senza dubbio, i popoli di tutti i secoli e luoghi hanno differito nelle loro credenze. Gli uni adorano le pietre, altri, gli animali e altri ancora, il Sole. Molti hanno attribuito ai loro idoli i loro stessi vizi o qualità. Ma tutti sono unanimi nel concordare che esiste una divinità cui è necessario rendere culto.

  Contro l’umanità intera, quali sono gli atei che alzano la loro voce ostinata? Il
senso comune testimonia contro di loro.

Alba

Il mondo proclama di essere stato creato

  L’esistenza di Dio creatore è una verità così chiara e plausibile all’intelligenza che la Sacra Scrittura denomina insensati coloro che sostengono che Dio non esiste.

  Parlano costoro con vera convinzione o per mera convenienza? Non preferiscono questi “atei” che Dio non esista per poter più facilmente abbandonarsi senza rimorsi al furore delle loro passioni? Non desiderano essi che nessuno gli indichi le loro debolezze, né che giudichi le loro azioni?

  Ascoltiamo, dunque, la testimonianza della nostra coscienza e quella dell’umanità intera, comprendiamo il linguaggio meraviglioso della creazione che ci circonda. A partire da allora, tutte le volte che il nostro sguardo si perde nelle profondità del firmamento, nelle bellezze della natura, nella grandezza delle montagne, nell’immensità dei mari, rendiamo omaggio alla sapienza di Dio che ha creato e disposto tutte queste cose.
Ci sono molti che ammirano gli sviluppi della scienza e rimangono estasiati di fronte ai progressi del pensiero, ed è, realmente, un dovere di giustizia riconoscere loro il debito valore. Tuttavia, più necessario ancora è elevarci fino all’Intelligenza Suprema che ha collocato la natura con tanta sapienza a nostra disposizione.

  In questo senso, canta quel prodigio d’intelligenza che è stato l’aquila di Ippona: “Senza parlare delle testimonianze dei profeti, il mondo stesso proclama in silenzio, con le sue così regolari rivoluzioni e con la bellezza di tutte le cose visibili, che è stato creato e soltanto potrebbe essere stato creato da un Dio, la cui
bellezza e grandezza sono invisibili e ineffabili”.9

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1 Si tratta di uno dei fascicoli collezionabili pubblicati in Francia alla fine del XIX secolo, intitolati Causeries du dimanche. In esso si basa buona parte degli argomenti e degli esempi utilizzati in questo articolo.

2 ARISTOTELE. De mundo, c.6. Il padre Louis-Claude Fillion menziona questa frase del Filosofo nell’analizzare il sopra menzionato passo della Lettera ai Romani, e ricorda che nell’Antico Testamento si ricorre frequentemente allo stesso ragionamento – che egli denomina argomento fisico – per provare l’esistenza di Dio (cfr. FILLION, Louis- Claude. La Sainte Bible commentée. 3.ed. Paris: Letouzey et Ané, 1921, t.VIII, p.25).

3 CCE 36.

4 “Pour ma part, plus j’y pense et moins je puis songer que cette horloge marche et n’ait point d’horloger”.

5 HOYLE, Fred; WICKRAMASINGHE, Chandra. Evolution from Space. New York: Simon and Schuster, 1984, p.176.

6 HOYLE, Fred. The Intelligent Universe, apud PISANO, Raffaele; PASCUAL, Rafael
(Org.). Giornata di studio sulla relazione scienze e religioni. Trento: Uni Service,
2008, p.205.

7 HUGONIN, Flavien. Essai sur la fondation de l’école de Saint-Victor de Paris. Paris: Librairie Classique D’Eugene Belin, 1854, p.94-95. 8 QUATREFAGES DE BRÉAU, Jean Louis Armand. The human species. New York: Appleton, 1879, p.482-483

9 SANT’AGOSTINO. De Civitate Dei. L.XI, c.4, n.2: ML 41, 319.

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